Taranto: Grande successo per “Tu sì che sei santa”

Numeri da record nel corso dell’evento in streaming dalla pagina facebook Biblioteca Acclavio, venerdì 2 aprile organizzato dalla soc. coop. Museion e dall’associazione culturale Nobilissima Taranto col patrocinio del Comune di Taranto. Nato da un’idea di Paola Iacovazzo, direttrice di Museion, e di Nello De Gregorio (dall’esplorazione degli ipogei all’insolita veste di regista e organizzatore di eventi teatralizzati) “Tu sì che sei santa – il culto della divinità femminile dalla preistoria al mondo cristiano” si è rivelato un prodotto artistico di alto livello culturale ricco di contenuti storici, avvincente nelle trame interpretative attorno a tre testi classici, che nei contenuti musicali, connubio ormai quasi sempre presente nelle produzioni delle due asociazioni, ovvero nei brani scelti dallo Stabat Mater di Pergolesi, dal Laudario di Cortona, dal famoso Adagio di Albinoni. E a fare da collante ai due momenti teatrale e musicale, l’intenso, puntuale ed articolato racconto del prof. Francesco D’Andria sul culto della divinità femminile dal neolitico, alle civiltà mesopotamiche, alla civiltà minoica, al periodo dell’età del bronzo , in particolare in Anatolia, l’odierna Turchia, al mondo egizio per giungere al periodo romano e poi al Rinascimento e alla nostra Addolorata di oggi. Molto appropriati si sono rilevati sia, naturalmente lo splendido scenario della chiesa del Carmine che ha aperto e chiuso l‘evento che la chiesa paleocristiana dell’antro della sirena in via Paisiello dove sono stati teatralizzati i testi classi dell’Apuleio, di Ovidio e un anonimo Inno omerico, scelti per l’occasione dal prof. Mario Lazzarini. La dorata calcarenite del sottosuolo di Città vecchia ci ha ancora più idealmente trasportato negli habitat nei quali prende spunto la narrazione dei vari episodi.

Bravissimi gli interpreti, presenza ormai costante negli eventi organizzati da Museion e Nobilissima Taranto. Sontuoso e al tempo stesso carico di particolare intensità espressiva Antonelo Conte mentre invoca Iside e ne racconta le sembianze; quasi diafana, avvolta da un’aura divina, mentre sembra letteralmente uscire da un papiro egizio da Luxor, la bravissima e bellissima Adriana Capuano, mentre annuncia la sua presenza al povero Lucio; come in altre interpretazioni anche questa volta nelle vesti di Lucio Bruno Peluso ha sfoderato le sue doti espressive cariche di patos e di intensità. Non meno espressive le interpretazioni accorate e dolenti di Elisa Amati e dell’eclettica e versatile Valentina Colleoni nell’Inno omerico nelle vesti rispettivamente di Ecate e di Demetra. Pino Capolupo, imperiosa voce narrante e una dolcissima e disperata Venere sisono cimentati nela brano di Ovidio Venere e Adone. A chiudere la parte teatralizzata due composizioni in dialetto tarantino come al solito magistralmente declamate dall’autrice, la poetessa Anna Vozza. La chiesa del Carmine non poteva che essere lo scenario più incantevole e naturale di apertura e chiusuda dell’evento. E quì il soprano Valentina Colleoni ci ha sfoderato il meglio di sè ai piedi della statua della Madonna Addolorata. Voce da soprano lirico puro che trova nel repertorio pucciniano e in quello di alcune opere paisielliane oltre che nella musica sacra, il suo terreno d’elezione col bel timbro caldo ed affettuoso, perfettamente riconoscibile a volte velato da una sottile patina di malinconia, Valentina Colleoni riesce a sfoderare vertici vocali e interpretazioni difficilmente eguagliabili nel mondo della lirica nostrana. Ormai è quasi nel pieno della propria maturità vocale ed artistica, in uno con la non certo trascurabile capacità di essere artista versatile ed eclettica capace di stare in scena e di interpretare , immettendosi in perfetta simbiosi con i vari personaggi. E tutte queste caratteristiche, dove la preghiera diventa canto e il canto è preghiera ardente, appassionata e struggente, non potevano che essere esaltate nel brani dello Stabat Mater e nel sublime Adagio di Albinoni.

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